lunedì 2 maggio 2011

Responsabilità sociale d'impresa e banche


In un contesto economico nel quale la globalizzazione richiede alle imprese una maggiore flessibilità e il contenimento dei costi, diventa sempre più importante monitorare e gestire con efficienza non solo i processi interni all'azienda, ma anche e soprattutto le relazioni con gli stakeholder.  

La responsabilità sociale d'impresa può essere vista proprio come un sistema ottimale di monitoraggio e gestione delle relazioni aziendali con gli interlocutori interni (risorse umane, soci e amministratori) ed esterni (finanziatori, clienti, fornitori, pubblica amministrazione, ambiente).  Tali relazioni vengono misurate attraverso un set di indicatori e la comunicazione della responsabilità sociale avviene tramite una certificazione etica, ma la responsabilità sociale non può essere considerata come un semplice strumento di certicazione, o finalizzata esclusivamente al marketing. La responsabilità sociale d'impresa può permettere alle imprese di rendere endogeni, e quindi governabili, i fattori determinanti del macrosistema di riferimento in cui vivono. 
L’etica aziendale e l’implementazione di un sistema di responsabilità sociale non è in contrasto con la massimizzazione dei profitti dell’impresa, definito da Milton Friedman nel 1970 come obiettivo dell'impresa.  Al contrario, la responsabilità sociale di impresa può essere considerata una metodologia ideale per il perseguimento del massimo profitto: una totale integrazione dell’impresa nella società non sacrifica il risultato, ma può migliorarlo significativamente. 
L’attuazione di pratiche socialmente responsabili si sta sempre più diffondendo all’interno delle imprese di maggiori dimensioni, che probabilmente hanno colto la sua importanza come strumento per competere nel villaggio globale. Al contrario soltanto una decina di PMI italiane ha adottato processi di gestione della CSR.
La CSR non deve però essere appannaggio esclusivo delle aziende di grandi dimensioni ma, al contrario, la minor complessità di gestione delle relazioni di una impresa di minori dimensioni potrebbe rappresentare un vantaggio, rispetto alle aziende più strutturate.
La mancata adozione di pratiche di CSR da parte delle PMI italiane è probabilmente legato in primo luogo ad un problema di cultura aziendale: molte aziende non conoscono il vero significato della responsabilità sociale e i vantaggi della sua adozione. Sarebbe fondamentale una attività di promozione e diffusione della cultura della responsabilità sociale, in chiave di rilancio dello sviluppo dell’economia locale e dell’economia italiana. 


Soprattutto per le PMI un ruolo chiave nel processo di trasmissione delle conoscenze spetta al sistema bancario.
L’adozione di sistemi di gestione della responsabilità sociale da parte delle piccole medie imprese non solo faciliterebbe la comunicazione con il sistema finanziario, ma potrebbe rafforzare il rapporto banca-impresa, facilitando la rilevazione dei fabbisogni finanziari e delle strategie di investimento ottimali.
Il rapporto banca-impresa è stato caratterizzato per molto tempo da una scarsa collaborazione.
Negli ultimi anni, però, anche grazie all’adozione di nuovi sistemi di valutazione del merito creditizio della clientela, è aumentata in modo esponenziale la quantità e la qualità di informazioni di cui necessitano gli istituti di credito per individuare le strategie di investimento ottimali e i fabbisogni finanziari delle imprese.
Gli accordi internazionali di Basilea 2 hanno infatti reso più formalizzato l’accesso al credito da parte delle imprese, rendendo più urgente l’esigenza di trasparenza nel rapporto banca-impresa.
Alle banche è richiesto non solo di adottare nuovi strumenti finanziari e nuovi metodi di valutazione del rischio di credito, ma anche di rendersi pienamente responsabili dell’economia del territorio, avvicinandosi sempre più e sempre meglio alle imprese, in chiave di veri e propri partner e non solo in chiave di semplici finanziatori.
Gli istituti di credito dovranno far comprendere agli imprendirori che una maggiore comunicazione non equivale ad una minore segretezza del proprio business, ma può consentire di accedere a risorse finanziarie maggiori e con minor costo. Le banche dovranno offrire alle PMI un servizio di qualità, accompagnando le imprese non solo nella gestione finanziaria, ma anche e soprattutto verso nuove strategie di eccellenza imprenditoriale, tra le quali la CSR assume grande importanza.

L’adozione di un processo di gestione responsabile d’impresa può rappresentare un’opportunità a livello micro, cioè per le imprese che possono dotarsi di sistemi ottimali di gestione delle relazioni aziendali,  e a livello macro, in quanto permetterebbe una perfetta integrazione dell’azienda nel territorio e lungo le direttrici dell’internazionalizzazione nel villaggio globale. Ciò, frammentando le reti di fiducia e riducendo i costi di transazione delle imprese, fornirebbe incentivi per la diffusione di politiche di innovazione a tutti gli attori della catena, non solo agli intermediari finanziari, ma anche alle istituzioni, ai centri di ricerca, alle università.


La redazione di questo post è stata ispirata dalla lettura del libro "La responsabilità sociale nel rapporto banca-impresa", De Nardi - De Vincenti, ed. 2007 Franco Angeli. scheda libro
Ovviamente questo post non costituisce una critica fedele al testo in questione, ma una semplice riflessione, integrata da idee ed espressioni del tutto personali.  


martedì 19 aprile 2011



Dopo aver svolto la mia tesi di laurea triennale sul rapporto banca-impresa e sul mercato del credito durante la crisi finanziaria, provo sempre più interesse verso questi argomenti. Per questo ho pensato di partecipare al 2°Forum Banca & Impresa, organizzato il 14 aprile presso la sede del Sole24ore di via Monte Rosa.




Gli interventi dei tanti relatori hanno affrontato diverse questioni.
Si è parlato del nuovo ruolo della banca di sistema e del tentativo di dialogo e collaborazione che negli ultimi anni come non mai ha caratterizzato il rapporto tra il mondo imprenditoriale e il mondo bancario. 
Si è parlato di Basilea 3, che regolamentando quantitativamente e soprattutto qualitativamente il capitale degli intermediari, li spinge ad una migliore conoscenza delle controparti industriali, per poter discriminare e selezionare i progetti più meritevoli. 
Si è parlato del ruolo della banca sul territorio, a supporto delle PMI, e di patnership strategica. 
Si è parlato delle problematiche che caratterizzano il sistema imprenditoriale italiano, nel quale molte imprese risultano poco capitalizzate, nel quale gli investimenti sono molto bassi, che può e deve crescere, internazionalizzarsi, svilupparsi. Si è parlato di limiti (regime fiscale non sempre favorevole per le imprese italiane, amministrazione pubblica e stato non sempre vicini) e di opportunità (interventi a favore delle PMI, sostegno alle imprese durante la recente crisi, moratoria, distretti, reti di impresa).
Si è parlato di rating e di metodologie per la vautazione del merito creditizio della clientela, dell'esigenza di guardare sempre più verso una complessa sintesi tra procedure numeriche-analitiche (credit scoring e algoritmi) e aspetti qualitativi (procedimenti di override, jugdmental), migliorando la quantità e la qualità dei flussi informativi con le imprese.
Si è parlato della possibilità, vista con sospetto e riluttanza da molti imprenditori italiani, della quotazione delle PMI  sul mercato, di investitori istituzionali, di private equity, di internazionalizzazione e di mercati globali.


E' stata una giornata molto ricca. I relatori erano molti, ma ognuno (a mio parere) ha dato un ottimo contributo alla discussione.
Le relazioni tra le banche, le imprese e le istituzioni stanno alla base dello sviluppo del sistema economico. 
Iniziative come questa credo siano indispensabili. Costruire relazioni sempre più efficienti ed efficaci e creare un sistema finanziario solido e capace di cogliere le opportunità migliori  credo siano ingredienti fondamentali per accompagnare le imprese nella ripresa, per continuare ad alimentare e a far crescere il sistema industriale ed economico del nostro paese.

http://www.formazione.ilsole24ore.com/st/bancaimpresa2011/ 


http://www.formazione.ilsole24ore.com/annual-eventi/AA4821-forum-banca--impresa.php

sole24ore.com 

informazione.it 

fareimpresaadvisor.it 




martedì 15 marzo 2011

Buon Compleanno ITALIA!




150 anni.
Un secolo e mezzo. 

BUON COMPLEANNO ITALIA!












Il compleanno è tempo di memoria.

Il Nostro Paese ha moltissime cose da ricordare. L'Italia unita esiste da 150 anni... una storia lunga. 150 di luoghi, 150 anni di eventi, 150 anni di persone, 150 anni di emozioni, 150 di difficoltà, 150 anni di vita... 150 anni di Italia....




Il compleanno è tempo di auguri.

Si possono augurare tantissime cose alla Nostra Italia.
Io Le auguro di riuscire a superare sempre tutte le difficoltà, Le auguro di tornare ad essere uno dei Paesi più importanti ed influenti del mondo, Le auguro di continuare a porre le basi per la grande Europa Unita, Le auguro di avere Pace... Auguro all'Italia di non perdere mai la speranza, di riuscire ad investire sulla gente che abita in questa penisola... sì la gente... e soprattutto i giovani. Auguro all'Italia di crescere, ma di non invecchiare mai! Auguro all'Italia di comprendere, di accogliere, di trasmettere e di essere. Auguro all'Italia di sognare!





Auguri Italia!! Buon Compleanno ITALIA!



Sono orgogliosa di essere Italiana. Siamo un grande Paese e non solo in questo 150° anniversario il Tricolore deve essere sventolato!

Sicuramente l'Italia ha alcuni difetti e deve superare tanti piccoli e grandi problemi, ma sono sicura che ha in sè la forza per farlo... deve mettersi in gioco...perchè la Storia Italiana possa continuare!

L'importante è non dimenticare mai una cosa: l'Italia siamo noi, siamo tutti noi! Soltanto dando il meglio di noi stessi nello studio, nel lavoro, nella famiglia, nella vita l'Italia crescerà e sarà sempre la Nostra Grande e Bella Italia!
 

giovedì 10 marzo 2011

Credito alle imprese in tempi di instabilità. Occorre un ripensamento nei criteri di valutazione del rischio?

Alétheia - 8 Marzo 2011 




Presso la sede di via Pantano di Assolombarda si è tenuto un confronto su un temi sicuramente attuali e di grande interesse.

La giornata dell'8 Marzo 2011 è stata divisa in due momenti: la mattinata ha visto come Chairman il Prof. Francesco Cesarini mentre la discussione del pomeriggio è stata guidata dal Prof. Marco Vitale.

Gli interventi dei relatori si sono concentrati sul tema delle relazioni tra banche e imprese e in particolar modo sulle caratteristiche e i limiti delle diverse metodologie di valutazione del rischio di credito, cercando di rispondere alla domanda presente nel titolo del convegno: occorre un ripensamento?

In modo quasi unanime è stata sottolineata la necessità di affiancare alle valutazioni basate su metodologie statistiche ed algoritmiche anche una analisi di tipo esperienziale.

Il Prof. Rebuffo ha in particolare descritto le due componenti che entrano in gioco nella stima del merito di credito:
- il rischio di ciclo, legato alle caratteristiche della competitività del ciclo economico e quindi predicibile, al quale è possibile applicare le tecniche dell'inferenza predittiva
- il rischio idiosincratico, ovvero il rischio non predicibile, improvviso.
L'attività delle medie e piccole imprese, concentrata sostanzialmente in mercati di nicchia, ha un rischio idiosincratico superiore rispetto all'attività delle grandi imprese. Com'è possibile intercettare i fattori di rischio legati all'innovazione, alla flessibilità, al riposizionamento sul mercato e proiettarli sul futuro? Il rating riesce a proiettare fattori stabili e nemmeno la semplice prossimità al cliente riesce ad intercettare e prevenire i rischi idiosincratici se essi sono elevati, soprattutto durante una fase di congiuntura economica.  Servono tecnologie sofisticate, come la definizione di una traiettoria con il cliente, che consente di pianificare con l'imprenditore i momenti di visita e le necessità (prevedibili) di risorse, instaurando così un rapporto di collaborazione, di fidelizzazione e privilegiato che consente di prevedere i bisogni e di intercettare tempestivamente le situazioni di emergenza.

Molto interessanti sono stati anche gli interventi degli altri relatori.

Il programma del convegno è disponibile cliccando sul seguente link LOCANDINA.

Riporto altri link che mi sembrano utili:

Cercasi rating su misura per le PMI - 7 Marzo 2011 Sole24ore

Un rating ad hoc per le PMI? - 10 Marzo 2011 - Pmi-Dome


Un intervento su un altro blog:

http://imprenditorialitaumentata.blogspot.com/2011/03/credito-instabilita-e-valutazione-del.html